Starbucks

Come sapevate, o magari non lo sapevate ma lo sapete ora, il signor G.P.G. si è trasferito da qualche mese in America.
Come non sfruttare questa opportunità per recensire un’icona americana esportata oramai in tutto il mondo? Ecco a voi il famosissimo Starbucks.

Dobbiamo dire, a onor del vero, che il signor G.P.G. è stato molto combattuto nello scrivere questa recensione. La domanda principale era: “dovrei restare fedele alla tradizione del caffè e brioches o giocare sul loro campo coi bibitoni?”

Dopo una lunga riflessione il signor G.P.G ha deciso di continuare la tradizione di questo blog e di provare L’Espresso in terra straniera.

Andiamo con ordine. Prima di berlo il caffè bisogna ordinarlo. Quello che a Milano si chiama caffè ( o a Trieste Nero), qui si chiama Espresso. Fin qui tutto bene, è quanto ti porgono la domanda “Single or Double shot?” che iniziano a sorgere i primi dubbi: “ma ho ordinato un caffè o la mia pronuncia mi ha tradito e mi sta servendo della Tequila?”
Decidiamo di tradurre la richiesta con un “Ristretto o Lungo?” (semplificando) e optiamo per la prima, conoscendo la tendenza degli americani a preferire le grandi quantità.
Dopo qualche minuto di attesa, un TTC ben superiore alla media dei bar milanesi, arriva il nostro caffè!

In un fantastico, enorme, bellissimo.. Bicchiere di carta…

Ebbene si la prima cosa che colpisce è che le tazzine qui non sono contemplate. La tazzina è l’unità di misura perfetta per il caffè ma per questo popolo è troppo piccola. La si prende con la punta di due dita, non con tutta la mano. Come faccio a camminare per strada stringendo nella mano una misera tazzina? Impossibile!
Ebbene si, avete capito bene. Un altro fattore fondamentale in America è la camminata. Prendere il caffè qui non è considerato un momento a se stante in cui si ferma tutto il resto e ci si concentra sulla bevanda. Qui il caffè è il sottofondo della giornata, un amico che ti accompagna per strada riscaldandosi (o ustionandoti) la mano.
Naturale quindi la domanda del barista “Do you need a cap for that?” o “Vuole un coperchio per quello?”

Veniamo al sodo (non l’uovo. Quello lo vedremo quando proveremo la colazione Americana)

Del bicchiere abbiamo già parlato, qualche parola sul cucchiaino però dobbiamo ancora spenderla. Se state guardando la foto e vi chiedete dove sia vi consiglio di guardare un po’ meglio, c’è fidatevi è solo un pochino diverso da come siete abituati a vederlo. Qui il cucchiaino abbandona la classica e un po’ vetusta forma a conca e opta per una più slanciata forma a stecchino. Anche i materiali cambiano, il brillante acciaio, o argento dei più pregiati bar, lascia il posto a un naturalissimo legno.
Purtroppo la funzionalità lascia un po’ a desiderare, lo stecchino si impregna del vostro caffè e non riesce a smuovere quelle particelle di zucchero incolllate al fondo del vostro bicchiere. Un’altra cosa fondamentale che non vi è permessa è leccare il cucchiaino o usarlo per raccogliere le ultime goccie di caffè o cremina dal fondo della “tazzina”.

Una cosa di cui Starbucks va molto fiero è l’uso di materie prime di alta qualità. I locali sono pieni di foto di torrefazioni e piantagioni sperdute sul picco di qualche montagna colombiana. Il caffè purtroppo non soddisfa le aspettative create da tutto questo apparato scenografico.
Bruciato, ebbene si. Amando troppo il caffè bollente rischiano spesso di bruciare questa magica polverina riscandandola a dismisura prima di mettere l’acqua. Un caffè bruciato non porta aromi o sapori particolari. C’è da dire che un ” Single shot espresso” è una richiesta abbastanza anomala per un barista locale che non ha le migliaia e migliaia tazzine di esperienza di un barista italiano.
La quantità di caffè è più o meno corretta, fortuna però che abbiamo ordinato un single shot, in molti bar questo verrebbe considerato “lungo”

La brioches, come da tradizione al cioccolato, invece è abbastanza buona. Viene scaldata prima di essere servita (in un sacchetto) il che la rende molto piacevole.

In fin dei conti questa esperienza ha confermato una convinzione che G.P.G. aveva già da tempo: “Paese che vai, caffè che trovi”. Che vuol dire non fossilizzarsi sulla nostra concezione di caffè ma provare il loro modo di reinventare questa bevanda.

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Caffè San Carlo

“Andate a provare il bar accanto alla chiesa di San Carlo, dicono essere il più veloce di Milano!”

Scusate, ma un suggerimento così specifico da una nostra lettrice non potevamo ignorarlo, soprattutto se il consiglio arriva proprio in prossimitá del suo compleanno, cioè il 14 novembre. Quindi, siamo andati nel bar indicatoci a metter alla prova la loro velocitá e prontezza.
Premessa: in questa review faremo uso per la prima volta del Time-To-Coffee Index (TTC). Per quanti non sapessero di che si tratta, consigliamo di legger l’ultima nostra pubblicazione nella sezione “pagine”.

Questo bar è veramente imbattibile per quanto riguarda il TTC. Abbiamo registrato un TTC di 2,98 secondi. Sì sì, avete capito bene. Non 298 o 29,8…ma proprio 2,98!! meno di 3 secondi ed il caffè richiesto era giá sul bancone servito! Abbiamo immortalato l’esperimento con una foto che riportiamo sotto.

Studiando attentamente il bar scopriamo che un TTC così basso è dovuto all’impeccabile organizzazione dello staff. Non si fa in tempo a comunicare al cameriere addetto alla cassa la propria ordinazione che già il barista dietro nel reparto macchine del caffè, con orecchio sempre testo, intercetta la nostra richiesta ed inizia a preparare tazzina e caffè. Nello stesso momento l’addetto al bancone prepara piattino e cucchiano.
Come spesso accade nei bar la brioches è self service, quindi tempo di sceglierla e il barista al nostro ordine “Caffè, grazie!” non fará altro che ricevere la tazzina dal suo collega dietro e darci subito il caffè. Davvero efficienti.

Il Time-To-Cappuccio invece è leggermente più lungo perchè il prodotto viene curato maggiormente. Il cappuccio infatti è decorato con un elegante fiore. Il risultato è a dir poco spettacolare.

Sorseggiare la colazione, in compagnia quest’oggi della nostra amica C.C., nella piazza di fronte a San Carlo è stato un vero piacere!
Bar San Carlo..da cronometrare!

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Marc Jacobs

Un caffè con stile.
Il nostro peregrinare mattutino oggi ci ha portato al bar Marc Jacobs di Piazza del Carmine. La location è superba: di fronte a noi la chiesa di Santa Maria del Carmine, poco più in là invece l’inizio di Via Madonnina. Insomma, è il luogo adatto per degustare la propria colazione circondati dal bello.

Questo bar in quanto a stile può dirla lunga. Entrando la prima cosa che si nota è che il locale è parte integrante dell’adiacente monomarca, i clienti possono quindi sorseggiare tranquillamente caffè o cappuccio riflettendo su quale paio di scarpe sia meglio abbinare (ad esempio) con un certo fermacravatta.
Purtroppo però stamattina i signori G.P.G e C.G. (con anche il signor M.M.) non hanno potuto sperimentare questa fantastica ed unica shopping experience poichè lo spazio moda apre un po’ più tardi rispetto al bar. Lo shopping di classe ha i suoi tempi.

Altra particolaritá che salta subito all’occhio entrando nel bar è l’impressionante numero di bottiglie presenti dietro al bancone: il paradiso del caffè corretto. Qui è davvero possibile correggere il proprio amato caffè con qualsiasi alcolico: dalla Nonino al Lagavulin, dalla sambuca al migliore rum caraibico presente sul mercato.

Il barista è gentile e disponibile, ma purtroppo era da solo al lavoro al momento della nostra anonima visita; di conseguenza fatica a servire celermente tutti gli ordini ed il tempo di attesa per il caffè (definito da noi Time-To-Coffee Index) si allunga.
Il Caffè è buono e la tazzina trasparente fa risaltare la densa cremina superficiale. La brioche era appena sfornata, caldina e morbida all’interno; forse è un po’ troppo morbida dentro, tuttavia la crosta esterna è bella croccante e “sbricciolosa”.
Insomma, per gli amanti dello stile o del caffè corretto..Marc Jacobs!

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Bar Castello (Sforzesco)

Breve premessa introduttiva:

Il signor G.P.G. ed io (signor C.G.) aprendo questo blog avevamo pensato di scrivere recensioni che valorizzassero al meglio ogni locale senza dare giudizi sul lavoro e la fatica altrui (baristi o dei gestori dei locali). Tuttavia ad oggi, iniziando questa recensione, dopo più di una ventina di bar testati ed una decina di recensioni pubblicate, ci stiamo rendendo conto che questa policy da blogger potrebbe presentare dei limiti espressivi o comunque costringerci ad un grosso artificio letterario poco corrispondente alla realtà.

Ma passiamo al protagonista di questo articolo: il Bar Castello.
Ci troviamo a Milano, davanti al Castello Sforzesco. Il locale rimane sul’angolo di piazza Cairoli, proprio accanto all’Expogate. Entrando ci accolgono affreschi d’epoca, grandi lampadari, un lungo bancone, arredo ligneo e bronzeo dal sapore signorile e vagamente ottocentesco; visto l’ambiente ci si aspetterebbe anche un quartetto d’archi in un angolo oppure un cameriere in frac con asciugamano bianco pendente dal braccio pronto a servirti.
Ordiniamo la nostra solita colazione (caffè, cappuccio e brioche; ma ormai lo sapete bene!) e ci sediamo ad uno dei tavolini all’interno del locale, accanto alla vetrina. Dal bar si vede la piazza ed il maestoso castello. La vista è davvero ottima! Il cappuccio, purtroppo, un po’ meno: risulta acido, amaro e bollente! Caffè e brioche non ci soddisfano neanche loro. Questo bar ha tutto quello che ti aspetteresti, ma gli manca quel non so che, quel quid che ti permette di esclamare o pensare: “Oh, che bella colazione!”
Ma come? Traditi così nonostante la super location d’eccellenza? Nonostante? O forse dovremmo dire a causa della location. Bar Castello, abbiam capito: il tuo target sono i turisti!

Come biasimarti d’altronde: sei posizionato in centro a Milano davanti ad uno dei maggiori punti d’interesse della cittá; per il turista questo bar è perfetto. Tanta schiuma e poco aroma. I turisti ci cadon dentro come mosche (nel caffè). Forse però era solo una mattinata no o la macchina del caffè era stata pulita il mattino stesso..chi può saperlo? Daremo al bar il beneficio del dubbio e lo riproveremo in seguito.
Cari lettori, vi faremo sapere. Bar Castello, per ora…da VEDERE!

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California Bakery

Siamo in California? No, Milano centro. Oggi nel cuore della Big Apple lombarda (o potremmo dire nella Big Coffee) è possibile gustare un’ottima colazione in perfetto stile americano. D’altronde ben sappiamo che gli americani sono amanti delle bibite a base di caffè, altrimenti non si spiegherebbe come uno dei loro simboli è la città che non dorme mai (come fanno a non dormir mai?). Succede in Piazza San Simpliciano, traversa del ben più noto Corso Garibaldi; sicuramente una bella scoperta per G.P.G e il signor C.G.
Appena entrati nel locale ci imbattiamo subito in un bancone pieno di grosse torte cioccolatose ed immensi cookies. Intanto che osservo i vari dolci sul bancone preparati con cura nell’adiacente laboratorio (con tavoli da lavoro in vista sfortunatamente ancora vuoti di prima mattina), il signor G.P.G mi informa che il California Bakery è una catena ed è presente a Milano anche con altri punti vendita, uno persino attiguo alla sfiammante Porta Nuova. Buona a sapersi.

Ordiniamo un cappuccio (per il signor C.G.), un caffè ed un cookie gigante gusto cioccolato per il signor G.P.G.. Subito la barista (forse originaria della Luisiana) procede alla spillatura del caffè dall’apposita Spaziale cromata, inoltre prende ed infila il cookie (eletto a colazione del giorno) in un fornetto a scaldare. A seguire il conto: un salasso. In particolare per il cappuccio offerto alla modica cifra di 1.90€, ed il cookie ad un prezzo politico di 4.00€ (a questo proposito presto apriremo una sezione del blog denominata “donazioni” o “raccolta fondi” o “offrici la colazione” in aiuto dei sottoscritti per tutelarci da questi incidenti sul lavoro).
Ma bando alle chicchere! Il portafoglio si sará anche sgonfiato, ma la nostra pancia si è ben riempita.
Ad onor del vero in un posto simile la classica colazione all’italiana è forse un po’ limitata. Per apprezzare al meglio il California Bakery, il signor G.P.G. consiglia di provare i pancakes oppure di partecipare ad un sostanzioso brunch in mattinata inoltrata.
Comunque sia il cookie era ottimo: caldo, enorme e burroso al punto giusto. La quantità di gocce di cioccolato al centro del cookie (che mi dispiace ma non si può chiamare semplicemente “biscotto”) è qualcosa di strabiliante. Il cappuccio buono e servito in un simpatico bicchiere di vetro. Insomma, che dire? Ora non serve più sognare la California, ma basta andar in Piazza San Simpliciano. Nella Big Coffee ormai c’è di tutto!

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Botega Caffè Cacao

Una piacevole sorpresa. Sicuramente inaspettata. Brioches e coockies giganti in bella vista, arredamento piacevole ed innovativo, personale cordiale, tanti tavolini (sia dentro sia fuori), colazione di qualitá.

Questo simpatico locale probabilmente è giá noto a molti di voi, tuttavia fino ieri mattina era sconosciuto ai signori G.P.G. e C.G.
Girando in avanscoperta alla caccia di nuovi bar e colazioni, ci siamo quindi imbattuti nella Botega Caffè Cacao. Dove si trova? Semplice: Corso Garibaldi, al civico 12, zona Lanza.

Il locale è abbastanza frequentato, il servizio nella media milanese e la cortesia di casa. Nota di merito è la possibilitá di accompagnare il cappuccio con classiche brioches, pasticcini cioccolatosi, mini cruassant oppure grandi cookies all’americana (la scelta del signor C.G. oggi è caduta proprio su un cookie al cocco e cioccolato).

Probabimente questo locale fa parte di una catena o forse no e mi sbaglio. In ogni caso avrebbe tutte le carte in regola per diventarlo ed espandere l’attivitá con altri punti vendita a Milano o altre cittá europee.

Concludendo, giudizio più che positivo. Approvato. Botega Caffè Cacao: da provare!

C.G. (& G.P.G)

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Forum CAFÉ

Partiamo male. A prima vista sembra non esserci speranza. Il caffè non lo ordineremo mai. Folle oceaniche si stringono attorno al bancone.
Nonostante le non promettenti e forse superficiali aspettative, la coda alla cassa è invece rapida, mentre quella che ti porta all’agognato caffè è davvero lunga (lunghissima) a conferma della prima impressione. Lo staff è efficiente e smercia expressi con una velocità a dir poco impressionante (expressa sicuramente). Il pensiero va al povero barista addetto in “sala macchine”, un flusso continuo di caffè scende ininterrottamente dalla sacra e lucida generatrice di caffè. Penso che non si possano reggere certi ritmi per più di mezz’ora. Forse dovrebbero inventare le fontanelle di caffè dove il barista mette sotto le tazzine e serve caffè a nastro.

Ma bando alle ciance, il disservizio non è certo dovuto al bar o al suo staff expresso e ben allenato, ma è causato dalle immense folle che si riversano nell’ampio locale tra un evento e l’altro in tabellone al forum. La clientela qui al Forum Cafè va e viene ad ondate come la marea: quando sale sale, e quando scende scende.

Tra una spalla e l’altra, piano piano si intravede il bancone. La tensione sale. Il sudore è prossimo a colare. Ci si incunea, ci si infila. Si fa attenzione al lato in cui si girano i fortunati davanti a noi che hanno giá bevuto il loro caffè.

Il caffè di oggi per noi signor G.P.G. e signor C.G. non è una vera e propria colazione, ma trattasi di primo caffè pomeridiano. È primo pomeriggio (ora dell’abbiocco) e ormai l’assunzione di caffè è funzionale al mantenimento di un ragionevole livello di attenzione nel resto del pomeriggio.

Troviamo quanto cerchiamo. Un caffè efficace. Nero come la pece, amaro, pungente. Una bomba ad orologeria. Tempo cinque minuti dall’assunzione fa giá effetto. Occhi spalancati, pronti per l’evento. Una scossa, una sveglia. Ma a differenza della sveglia però questo non ti “stanca”. Non so se avete mai fatto l’errore di usare una canzone molto bella come sveglia, vi assicuro che dopo un mese appena la odierete e non potrete più ascoltarla. Il caffè invece, sebbene venga preso tutte le mattine, non vi stanca. Non lo ripudiate nel corso della giornata. Il caffè è magnanimo, benevole è il caffè. Ogni volta ci accoglie con il suo aroma e ci ricorda con la sua amarezza che spesso lo beviamo per necessità e non per gusto. Povero caffè. Caffè o non caffè, questo è il dilemma!

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Caffè Dolce Amaro

Direi buono. Anzi, da tornarci. Una colazione tranquilla semplice e soprattutto dolce. Forse è per questo che il bar si chiama Dolce Amaro. “Dolce” ora sappiamo perchè, “Amaro” non lo sappiamo ancora (ah, se qualcuno lo scopre per favore ci contatti).

Questo bar si colloca all’interno della costellazione dei bar milanesi esattamente davanti al teatro Piccolo, accanto al giá recensito e testato Bar Rue Rivoli.
Il bar passando per strada non salta all’occhio..tuttavia rimane sicuramente in mente una volta provato (vuoi un po’ per l’ottimo cappuccio servito, vuoi un po’ per la cameriera).
In netto contrasto con il classico ed adiacente Rue Rivoli, il Dolce Amaro ha uno stile moderno, semplice, low cost e pulito. Forse è un po’ piccolo, ma tuttavia ha un sufficiente numero di tavolini per una colazione veloce.

Felicemente scopriamo che anche qui si pratica l’antica usanza del “prima il caffè, poi la pecunia” (sarà una cosa tipica di questa piazza). Non solo, altra nota di merito è il cioccolatino servito sul piattino che accompagna il caffè: un gesto semplice ma che può fare la differenza nella scelta del bar.

Il bar offre brioches Tre Marie: buone, variopinte, gusto standard “industriale”, dimensioni regolari, disposte tutte ben in ordine nell’apposita vetrinetta recante il brand della nota pasticceria “mariana”. Forse un po’ troppo friabbbili e prossime all’autodistruzione..ma che dire, il bilancio è sicuramente positivo e supera le aspettative. Dolce amaro approvato e consigliaro. Da provare!

C.G. & G.P.G.

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Bar Venchi Cadorna, dal 1878

“Cadorna. Guardando la stazione a sinistra. Sull’angolo.”

Il Venchi (o “ven chì” in dialetto) è una gelateria/caffetteria in Piazza Cadorna a Milano. Esteticamente non ha nulla da invidiare a qualsiasi altro bar della zona, mentre qualitativamente la può dire lunga, soprattutto per l’ottimo cappuccino servito. Ad esaltarne il sapore non è tanto il caffè dentro (il quale risulta essere comunque leggermente acido), quanto il latte usato: un latte di qualitá superiore degno di una gelateria che smercia anche buon gelato.

Il servizio non è dei più rapidi o professionali tuttavia, dopo qualche minuto di attesa, il disagio è dimenticato non appena compare sul bancone un simpatico e molto originale piattino contenente caffè e brioche (vedi foto). Il design vince.

Per concludere la “sviolinata”, nota caratteristica del Venchi è il sottofondo musicale dal sapore vagamente “midi’ o “sintetico” (a concentrarsi bene sembra di esser quasi in un acquario). Ma non temete! Nel caso veniste ipnotizzati dalla musica e vi prolungaste quindi nella colazione, c’è sempre parcheggiata fuori dal locale una bella bicicletta pronta all’uso!

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Subway Turati

Partiamo dal meglio. Forse il miglior cappuccino di Milano. Forse il miglior mix di cortesia, gamma di brioches, stolkeraggio, goliardia, musica e sudore. Stiamo parlando del Subway a Turati. Uno dei bar chiave della nuova city milanese, a pochi passi dall’ambasciata americana e dalla sede di Virgin Radio. Se il buon giorno si vede dal mattino, con una colazione subway sará sicuramente un’ottima giornata. Brioches tiepide al pistacchio, crema, miele o lampone aspettano l’impegato o dirigente milanese che si concede un attimo di break ai box di partenza prima del full-time in trincea dietro la scrivania.

Il servizio è rapido e l’organizzazione del lavoro ottima. I barman si ricordano dei clienti e quindi, se fai spesso la stessa ordinazione, in breve tempo ti dan quel che vuoi prima che tu lo chieda. Occhio però se siete giovani e belle! I baristi del fashion sono in perenne ricerca.

9 volte su 10 il cappuccino è strabuono, basico e ad una temperatura perfetta. 1 volta su 10 è strabuono, leggermente acido e ad una temperatura perfetta. Il cucchiaino, nonostante l’elevato smercio di caffè, è sempre asciutto e pulito.

Insomma, che dire, il top!

Il Signor C.G.

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